scuola europea dei mestieri 

 


 

La città più bella

Arezzo 01

”La città più bella“ è il titolo della campagna pubblicitaria promossa dal Comune di Arezzo e realizzata dalla Seum nell'ambito del progetto scenografia urbana, una campagna di sensibilizzazione sulla cura della propria città e sulla condivisione da parte di tutti i cittadini della necessità di proteggere e rendere più bello il luogo in cui viviamo tutti i giorni.

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Le informazioni digitali e il turismo territoriale

berlino
Oggi parlare di "turismo territoriale" si traduce semplicemente nella domanda di come organizzare i servizi e la loro comunicazione, secondo la logica digitale. L’avvento di questa rivoluzione apre prospettive solo poco tempo fa inimmaginabili.

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Al TED Global una demo sui quadcopter, velivoli-drone a decollo verticale

In un laboratorio di robot al TED Global, Raffaello D'Andrea ci fa vedere una serie di demo suoi quadcopter volanti: robot che pensano come degli atleti, superando i problemi fisici con algoritmi che li aiutano ad imparare.

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Stampante 3D di grande formato per la crezione di mobili 1:1

BigRep è una stampante formato 3D per la creazione di mobili 1:1 oppure di oggetti architettonici o artistici complessi. Pur avendo 27 volte il volume di una grande stampante desktop 3D, il CNC è in grado di produrre volumi di oltre un metro cubo di dimensioni, rendendo possibile la produzione di modelli in scala 1:1, o per creare prodotti finali, quali mobili, direttamente con il processo di prototipazione rapida.

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Arezzo, convegno progetto MAIN

Venerdì 17 gennaio 2014 si è tenuto il convegno “Arezzo, progetti per una nuova identità” e più specificamente nella seconda parte della giornata, è stato presentato il progetto ”MAIN, materiali intelligenti”, finanziato dalla Comunità Europea nell'ambito dl programma MED MAIN e che vede come partner enti e amministrazioni dell'Europa mediterranea. Il due interventi che pubblichiamo sono quelli di Michele Zinzi dell'ENEA sul tema “L'uso dei materiali intelligenti come strategia per la mitigazione dell'isola di calore”, e di Alberto Muscio dell'Università di Modena UNIMORE sul tema “L’isola territoriale come ambito ottimale per la disseminazione dell’utilizzo dei materiali intelligenti"

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Arezzo, progetti per una nuova identità

citta visibileIl Comune di Arezzo, la Seum e la Camera di Commercio di Arezzo promuovono il convegno “Arezzo, progetti per una nuova identità” che si svolgerà venerdì 17 gennaio 2014 alla Borsa Merci di Arezzo.

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Smart city: la città che produce

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Quello che sta a cuore al mio Marco Polo è scoprire le ragioni segrete che hanno portato gli uomini a vivere nelle città, ragioni che potranno valere al di là di tutte le crisi. Le città sono un insieme di tante cose: di memoria, di desideri, di segni d’un linguaggio; le città sono luoghi di scambio, come spiegano tutti i libri di storia dell’economia, ma questi scambi non sono soltanto scambi di merci, sono scambi di parole, di desideri, di ricordi
(Italo Calvino).

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Smart cities: la città che produce

Quello che sta a cuore al mio Marco Polo è scoprire le ragioni segrete che hanno portato gli uomini a vivere nelle città, ragioni che potranno valere al di là di tutte le crisi. Le città sono un insieme di tante cose: di memoria, di desideri, di segni d’un linguaggio; le città sono luoghi di scambio, come spiegano tutti i libri di storia dell’economia, ma questi scambi non sono soltanto scambi di merci, sono scambi di parole, di desideri, di ricordi (Italo Calvino).

Il contesto
Nel 2008, per la prima volta nella storia dell’uomo, la maggioranza della popolazione mondiale viveva all’interno delle città. Nel 1900 era solo il 13% e si prevede che entro il 2050 questa percentuale salga fino al 70%. Il fenomeno è diffuso su tutto il pianeta. Un centinaio di anni fa, meno di venti città nel mondo avevano una popolazione superiore al milione di persone. Oggi sono 450 e continueranno a crescere nel prossimo futuro. Ad esempio a Mumbai arrivano ogni ora 44 nuovi cittadini, 380 mila persone all’anno.

Legato a questo fenomeno è l’emergere dell’Economia dei Servizi. I servizi non si limitano ad assorbire molti occupati, ma sono da diverso tempo la componente più importante del PIL. Non si tratta solo di un dato puramente quantitativo. La crescita di importanza dei servizi sta cambiando qualitativamente il funzionamento del sistema economico, con modalità che sono ancora in parte inesplorate. È in atto da tempo un mutamento strutturale della società, che
molti studiosi hanno battezzato postindustriale, per evidenziare le discontinuità rispetto alla precedente era industriale. Vi sono molti aspetti che caratterizzano questa nuova fase della modernità centrata sull’economia dei servizi: i più noti e fondativi sono certamente la pervasività delle tecnologie digitali e la diffusione di nuovi modelli organizzativi. Altre caratteristiche, forse
meno conosciute e discusse, influiscono, però,
in maniera significativa sulla definizione dei
nuovi servizi e sulla loro attrattività economica.
Per esempio l’immaterialità e la progressiva
terziarizzazione dei prodotti, la nuova centralità
del consumatore, la crescente rilevanza dei
diritti di accesso rispetto a quelli di proprietà.
Oltretutto – come noto – il luogo elettivo per lo
sviluppo (e consumo) dei servizi sono proprio le
città.
La città non è dunque solo luogo dei grandi
problemi della contemporaneità (spreco
energetico, traffico impazzito, inquinamento
diffuso e in aumento, invecchiamento, povertà
e “slumizzazione” dei quartieri, criminalità in
crescita, ...) ma anche – e forse soprattutto – il
luogo delle grandi opportunità di sviluppo, non
solo culturali e sociali ma anche economiche.
Già oggi, infatti, nelle città viene prodotto più
del 50% del PIL mondiale e questa percentuale è
maggiore (e cresce) nei paesi più sviluppati.
Per questi motivi le grandi aree di innovazione
– tecnologie digitali, sensoristica, rivoluzione
energetica, nuove forme di mobilità, nano–
materiali, design dei servizi, biotecnologie …
– vedono nella città il luogo di applicazione
prioritaria.
Le Smart Cities – slogan che identifica l’insieme
delle applicazioni delle nuove tecnologie al
contesto urbano – sono dunque una grande
occasione anche per l’Italia. Il tema va però
affrontate nel modo giusto e non semplicemente
imitando le “buone pratiche” raccontate dai
giornali specializzati e dai fornitori di tecnologie.
L’approccio corretto per le città italiane, infatti,
• non deve essere una pallida imitazione
dei modelli americani che partono da una
visione distopica del vivere urbano (caos
diffuso, insicurezza sociale, problemi
di energia e inquinamento, ...) e danno
alle tecnologie digitali un potere quasi
magico. Oltretutto il pensiero apocalittico
che queste visioni sottendono è poco
efficace dal punto di vista comunicativo
e di “raccolta del consenso” e introduce
anche “interferenze di mercato”, creando
la categoria dei “fornitori/salvatori”;
• non deve neanche essere una
semplice risposta ai bandi europei per
racimolare le sempre più esigue risorse
finanziarie pubbliche a disposizione per
l’innovazione. Ma piuttosto l’occasione
per riflettere a fondo sul futuro delle
nostre città, riunendo attorno a tavoli
progettuali i principali attori (non
solo decisori e fornitori) per cogliere a
pieno le potenzialità offerte dalle nuove
tecnologie ma in piena armonia con la
storia, le tradizioni e le vocazioni delle
nostre città, diverse - non semplicemente
più piccole - rispetto alle megalopoli che
stanno spuntando come funghi da oriente
a occidente.
L’aspetto forse più caratterizzante delle
nostre città è infatti il loro cuore antico, il
centro storico e il patrimonio culturale diffuso:
più che un limite verso la loro modernizzazione,
questa dimensione è invece una straordinaria
occasione per una forte caratterizzazione
identitaria e può (anzi deve) diventare un
laboratorio a cielo aperto dove sperimentare le
tecnologie e le soluzioni più avanzate. Ma vi sono
altri aspetti che caratterizzano le città italiane:
essere organizzati attorno alle piazze, una forte
dimensione turistica, una diffusione della cultura
imprenditoriale artigiana e del commercio al
dettaglio, una visione ampia ed inclusiva del
welfare, una cultura dell’alimentazione che si
declina anche in rapporto con la città.
Queste specificità comportano risposte
differenziate: non solo efficienza energetica,
dunque, né riduzione dell’inquinamento,
controllo della sicurezza o mobilità sostenibile,
ma anche valorizzazione dei centri storici,

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